Google Partner Summit 2017: abbiamo spiato il Futuro dai grattacieli di New York

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Il Google Partner Summit è un evento mondiale al quale partecipano le migliori agenzie Google Premier Partner.

Un evento ristretto dove si fa “il punto della situazione” sul futuro dell’advertising online. Quest’anno cadeva il 28 Settembre: io e Francesco siamo volati a New York per rappresentare UpVision e per gustare qualche buon hamburger.

Partecipare all’evento è stato davvero entusiasmante: non capita tutti i giorni di vedere riuniti i vertici di Google e le migliori agenzie a livello mondiale in una giornata full immersion di speech avanzatissimi. Già, perché permettetemi un minimo di orgoglio: l’evento non era per tutti. Tra gli ospiti vi erano solo 4 agenzie italiane, e fra queste c’era UpVision.

Ho ricevuto tantissimi stimoli, in una scenografia mastodontica e futuristica, perfetto compendio di quello che Google è riuscita a creare in quasi 20 anni. Per deformazione e rapidità, riassumerò il succo della giornata in 3… keyword.

1) VELOCITÀ – la keyword regina del mondo digitale

funnel-di-conversione-secondo-google
Gli utenti non sono disposti ad aspettare l’apertura di un sito per più di 3 secondi, mentre la media attuale di molti siti si avvicina ai 20 (!). Parecchio d’aiuto saranno le pagine AMP (Accelerated Mobile Pages), già in via di diffusione: si tratta di pagine ottimizzate in html che velocizzano di molto i tempi di attesa, fino a diventare rapidissime. Questo è dovuto sia all’ottimizzazione delle parti “superflue” nel codice di programmazione, sia al fatto che i contenuti sono pre-caricati nella memoria cache di Google, ed evitano quindi l’interrogazione del server.

La velocità gioca un ruolo fondamentale anche in Adwords perché influenza (e lo farà sempre più) il punteggio di qualità della vostra campagna. Inoltre è il primo biglietto da visita del vostro sito: l’attesa dispone sempre male un utente che sarà sempre meno capace di aspettare, fino ad abbandonarvi prima ancora di avervi conosciuto.

Non si scappa, la direzione è questa e in Google l’hanno ribadito chiaramente anche in questa occasione. Velocizzare e quindi semplificare.

2) INTEGRAZIONE – Online e offline viaggeranno sempre più insieme

uso di dispositivi mobile
Non saranno più visti come mondi separati: faranno parte della nostra vita e la influenzeranno in modo naturale.

E’ un salto di pensiero difficile da fare per la generazione vissuta nel periodo “di trapasso” fra i due mondi, perché il “nuovo” ai tempi fu percepito come l’America per Cristoforo Colombo. Questa divisione, in futuro, non esisterà più.

Esempio: Google Shopping. Non sarà più soltanto un comparatore di prezzi online, ma fornirà all’utente anche informazioni sullo store più vicino dove trovare quel prodotto, secondo le disponibilità in stock e le promozioni in tempo reale. L’utente interroga, Google risponde.

Si passa quindi da un tipo di ricerca maggiormente “attiva” ad una più “passiva”. Prima l’utente cercava sul web e si districava fra le informazioni migliori, in futuro l’utente interrogherà e basta. Abbiamo esempi già disponibili con i vari Siri, e uno ancora più complesso con Google Assistant (qui il video mostratoci durante la presentazione a New York).

Assistenza, risparmio di tempo, risposte rapide. E’ evidente come questo tipo di integrazione fra offline e online renda molto più complessa la tracciabilità del percorso di un utente: i canali di entrata saranno molteplici e il funnel diventerà un labirinto di comportamenti pieni di interruzioni e di strade invisibili.

Da dove deriva questa conversione? Sarà una domanda sempre più ostica alla quale rispondere, tanto è vero che Google ha illustrato come ormai molto spesso, già nello scenario attuale, la risposta non è quasi mai nel primo o nell’ultimo clic, ma in un percorso più lungo che un domani sarà addirittura frastagliato.

3) INTELLIGENZA – Prevedere è meglio che rispondere

Google Summit Partner New York
Noi umani determiniamo il nostro agire in base a comportamenti appresi nel tempo. In un futuro molto prossimo lo faranno anche le macchine: si chiama intelligenza artificiale (machine learning) e sarà in grado di apprendere le nostre abitudini fino a prevedere le nostre esigenze. La chiave è qui: previsione.

Siamo in uno stadio che va oltre l’interrogazione: gli algoritmi ci “assisteranno” nella nostra vita come un maggiordomo premuroso. Sapranno che ogni 40 giorni in media finiamo il dentifricio e ci chiederanno direttamente se comprarlo o meno, sapendo già cosa ci piace. Ma attenzione: il calcolo non verrà fatto solo in base alla “media”, questo lo si faceva già 40 anni fa.

La novità sarà appunto l’apprendimento, basato sull’osservazione del nostro stile di vita: quei 40 giorni terranno conto del tempo speso a casa, dei pasti etc. Saranno il risultato di fattori appresi costantemente. Avete presente il nuovo Face ID della Apple? Bene, lui impara sempre nuovi dettagli del nostro volto, e state quindi certi che in futuro quel sensore, integrato nel nostro specchio, riconoscerà immediatamente i primi capelli bianchi… ottima occasione per proporci una nuova tintura miracolosa, in una fase nella quale la nostra domanda è magari ancora latente. Sarà come dirci: “hey, non ti sei accorto di questo problema? Ho pronta la soluzione per te!”.

Tutto ciò sarà possibile perché gli oggetti comuni di cui ci circondiamo saranno intelligenti e capaci di imparare: è dall’incrocio di queste informazioni che si faranno un’idea precisa del nostro stile di vita. Nel marketing questo si traduce in un terreno di gioco nel quale la divisione fra “virtuale” e “reale” sarà vista probabilmente con gli occhi del ragazzino che osserva vecchie musicassette.
Riesci ad immaginare il nuove scenario dell’Advertising?

Detto questo, ci sono state ovviamente anche anticipazioni che riguardano miglioramenti della struttura tecnica di AdWords (nuove reportistiche, aggiornamenti delle interfacce, implementazioni di dati utili) per le quali in alcuni casi c’era il divieto assoluto di fotografare.

Sono novità che interessano principalmente gli addetti ai lavori, quelli che vivono sulla piattaforma e ne spremono le possibilità avanzate. In queste righe mi premeva soprattutto illustrare le prospettive che ho “respirato” durante l’esperienza newyorkese. Non nascondo che la sensazione di essere all’interno di quelle stanze mi ha fatto sentire un privilegiato, ripagando me e tutto il team UpVision del costante lavoro. Al di là della retorica, per noi questo ha rappresentato semplicemente un altro obiettivo raggiunto, in un settore nel quale, come avete potuto leggere, “sedersi sugli allori” anche solo per un attimo può essere fatale.

Andiamo nella direzione che ho visto coi miei occhi

Tornato alla base, in UpVision stiamo già facendo piani per andare nella direzione che ho visto coi miei occhi in America… anche per questo ho ritardato la scrittura di queste righe.

Insomma: testa bassa e lavorare tenendo a mente il nuovo traguardo.

P.S. Il miglior hamburger di New York l’ho mangiato al Black Iron Burger Chelsea, 333 7th Avenue… 
Segnatelo, non si sa mai nella vita 🙂

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