Se riuscissimo ad osservare noi stessi in profondità, scopriremmo di avere molte personalità in competizione tra loro per l’uso del nostro corpo. Per esempio, il conflitto tra bene e male dà luogo a due personalità: il buono e il cattivo. Queste litigano in continuazione, e mentre una non fa che cercare in ogni modo di essere nel giusto, l’altra si agita e fa baccano.
Poi vi sono i ruoli nei quali ci identifichiamo: padre, madre, figlio, fratello, sorella, ecc… per non parlare del lavoro: consulente, impiegato, insegnante, avvocato, maestra e così via. E’ come se ognuno di essi avesse piantato un cartello dentro di noi per affermare il suo punto di vista. E non parliamo poi delle scelte politiche o religiose!
Quelle pochissime volte che queste personalità non sono in conflitto o sembrano placate, possiamo affermare di trovarci in un’apparente condizione di felicità.
Appena nati tutto ciò non esisteva, da neonati non eravamo mai in conflitto con i nostri desideri, finché i nostri genitori non ci hanno trasmesso i concetti del bene e male.
Come pensa un bambino?
Un bambino si ascolta! Sente quando ha fame oppure sonno. Riesce a distinguere perfettamente ciò che gli da piacere da ciò che gli procura dolore e risponde di conseguenza. Cerca il piacere ed evita il dolore senza nessuna inibizione. Sarebbe una fortuna per noi adulti essere capaci di trovare la soddisfazione con la facilità con la quale ci riesce un bambino.
Purtroppo questo innocente istinto di distinguere ciò che va bene da ciò che va male viene persa in breve tempo… Pochi mesi e il bimbo inizierà a sentirsi dire “si” e “no”, “bravo” e “cattivo”. Finché è in sintonia con il volere del bambino, non si creerà nessun “danno”, ma sappiamo bene che ciò è impossibile (e ve lo dico anche, e sopratutto, in qualità di papà di Sara
).
Quindi è inevitabile che si accendano i primi conflitti tra quello che vuole il piccolo e quello che vogliono i genitori. Il mondo interno e quello esterno entrano in collisione. Vengono gettati i semi della colpa e della vergogna. L’intrepido carattere del fanciullo è venato dalla paura. Il bambino inizia a dubitare dei propri istinti: <<Quello che voglio è giusto?>>.
Passiamo la vita a recuperare quello stato di auto-accettazione con cui siamo venuti al mondo. Le domande si susseguono una dopo l’altra e noi non facciamo altro che nasconderle e spingerle sempre più giù, facendole diventare paure, sensi di colpa, vergogna. Per quanto ci sforziamo di tenerle al buio, queste sensazioni sono sempre vive e vigili e in conflitto tra loro …e sopratutto con il nostro vero IO.
Abbiamo imprigionato in una caverna buia queste energie indesiderate non perché è il luogo adatto, ma a causa dell’impronta creata in noi nel corso della nostra vita dai “si”, “no”, “bravo” e “cattivo”.
Come possiamo cambiare?
Dovremmo riconoscere di essere carcerieri e carcerati, capire semplicemente che stiamo interpretando entrambi i ruoli ma che non vogliamo essere ne uno, ne l’altro. Accumulando e nascondendo queste energie inespresse abbiamo creato le nostre ombre, delle vere e proprie identità che portiamo con noi, ma che non mostriamo in pubblico. Queste “persone” non fanno altro che trascinarsi dietro tutte le energie che noi non siamo riusciti a liberare.
Per un neonato, non esiste il problema dei sentimenti “cattivi”. Appena si trova in situazioni negative, piange o si allontana da esse. Esprimendosi così liberamente, il bambino si sbarazza di quelle energie che altrimenti si porterebbe addosso.
Col passare del tempo però impariamo che non va sempre bene lasciarsi andare ad espressioni spontanee. Bisogna rispettare l’educazione e seguire gli insegnamenti dei genitori, quindi, come già detto trattenere queste energie è inevitabile. La cosa peggiore però è che abbiamo dimenticato quell’istinto che ci permette di scaricarci, placare i conflitti e ripristinare equilibrio e pace interiore.
Come da bambini quello che fa scaturire tali conflitti è la paura di essere feriti. Non possiamo risolvere queste tensioni interiori finché non sapremo come sono nate le nostre personalità.
Tutte sono accomunate da un fondamento: qualche antica energia fissata nel ricordo. Per esempio un episodio in cui siamo stati puniti ingiustamente si è fissato nel ricordo costruendo un frammento di personalità: un bambino pieno di rancore che manterrà la sua visione ristretta delle cose sino a che quell’energia non sarà liberata.
Nessuna tra le tante personalità troverà mai la completa realizzazione, rendendo spesso la nostra vita ambigua se non ci impegnano a raggiungere l’equilibrio.
La consapevolezza
Credo che ci siano tanti modi per liberarsi dalle vecchie energie, io posso condividere con voi il metodo che per me è più efficace: riconoscere con semplicità la loro esistenza.
Per esempio, nelle situazioni in cui provo imbarazzo o nelle situazioni che mi rattristano e feriscono, anziché negarle e nasconderle entrando in difensiva, le condivido dicendo <






